Con una nutrita partecipazione di soci ed ospiti, a confermare l’interesse per l’argomento, il Lions Club Siracusa Eurialo ha incontrato il prof. Marcello Migliore, chirurgo toracico del Dipartimento di Chirurgia generale e specialità medico chirurgiche dell’Università degli Studi di Catania per discutere sul tema “Come cambia la chirurgia nell’era della tecnologia”.

L’incontro si colloca nell’ambito del tema di studio nazionale 2016/17 “Progetto Terra: Le nuove sfide per il Lionismo, dalla storia al futuro”, approvato al congresso nazionale di Sanremo e che ha avuto fra i proponenti il club di Siracusa Eurialo proprio sul ruolo della robotica.

Il prof. Migliore ha messo a confronto le tecniche molto invasive usate 20 anni fa e quelle mininvasive e videoassistite (chirurgia uniportale) ormai oggi diffuse, facendo uno specifico riferimento ad alcune patologie polmonari per le quali tali tecniche sono ampiamente utilizzate.

L’interesse si è focalizzato sull’uso e l’efficacia dei robots controllati in remoto via consolle dal chirurgo. Lo scenario che ne viene fuori non è incoraggiante: un chirurgo toracico spera sempre che non avvenga mai la cosa più pericolosa durante un intervento, ossia la rottura di un’arteria con conseguente emorragia. “In questi casi il chirurgo che opera direttamente ha la capacità di affrontare tempestivamente l’emergenza, cosa che  un robot non è nelle condizioni di fare. In quel caso il chirurgo deve immediatamente abbandonare la consolle e intervenire direttamente nell’altra sala (sempre che sia lì vicino) ma spesso il ritardo si rivela fatale per il paziente”.

Insomma, il vantaggio dell’uso dei robot nella chirurgia non è assolutamente scontato, anzi: a conti fatti, è ancora preferibile l’intervento diretto del chirurgo (anche se con tecnologie mininvasive) e sono quindi ancora molto ridotte le applicazioni dei robots al posto del chirurgo in sala operatoria.

Ovviamente altro scenario è quello che si prospetta nel campo della clinica, soprattutto con l’uso dei dispositivi tipo tablets e smartphones per scambiare informazioni sul paziente e con il paziente: esami, referti e contatti con il paziente avvengono sempre più in remoto, abbattendo molto spesso quelle barriere fisiche considerate fino a poco tempo fa insormontabili.

Una considerazione del presidente Umberto Vanella, che ha moderato l’incontro, ha aperto una discussione sul piano etico: la tecnologia cambia la chirurgia, ma cambia anche il medico?

Effettivamente lo scenario che ne deriva è quello di una medicina in cui il contatto umano tra medico e paziente possa diventare più “freddo”.

"Sebbene la tecnologia abbia un ruolo importante nel progresso della sanità –continua Migliore-, la ricerca è essenziale in quanto serve a dimostrare che le innovazioni chirurgiche introdotte dalla tecnologia sono vantaggi "veri" per i pazienti ed i chirurghi.”

Ed uno dei “vantaggi” per il paziente è l’utilità o meno di un intervento: oggi la ricerca, soprattutto basata sull’analisi statistica, sta prospettando nuovi scenari di valutazione. Sono allo studio nuovi protocolli sanitari che potranno portare ad escludere di intervenire su pazienti per i quali la diagnosi è scontata. Il dilemma è quindi grande: un intervento su un malato di tumore al polmone (ad esempio il mesotelioma) quale aspettativa di vita può produrre, quando addirittura la mortalità in sede operatoria è del 18%? E se dopo l’intervento la vita aumenta al massimo di 12-15 mesi, ma in condizioni di assenza di dignità della stessa (intubati o assistiti da altri presidi tecnologici), in realtà si fa il bene del paziente?




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