Nell'ambito del progetto "Una cultura in tante culture - Progetto sull’integrazione di alunni di etnie diverse nella scuola e nelle Istituzioni", organizzato dall'UCEI Unione Comunità Ebraiche Italiane e da ADEI WIZO Associazione Donne Ebree d'Italia presso l'Istituto Comprensivo Raiti di Siracusa con la collaborazione del Lions Club Siracusa Eurialo, sabato 11 marzo ha avuto luogo l’incontro con Angelica Edna Calò Livne, romana che è tornata all’età di 20 anni in Israele, nel Kibbuz Sasa in Alta Galilea, e che ha fatto del suo impegno per il dialogo tra diversi una scelta di vita, che le è valso molti riconoscimenti e nel 2005 una candidatura al Nobel per la Pace.
Fondatrice della Fondazione Beresheet LaShalom, Angelica ha raccontato cosa significa vivere in un paese martoriato da una guerra che sembra più una vendetta reciproca tra popoli.
Ha raccontato dei suoi viaggi (anche durante il periodo dell’Intifada) per portare avanti il suo progetto ambizioso: educare i giovani alla pace attraverso le arti. E non è un problema del solo Medio Oriente: “in ogni parte del mondo c’è bisogno di incoraggiare, di consolidare i propri ideali, di combattere il cinismo, di dare legittimità a chi vuole sentirsi positivo, amato, a chi desidera sentirsi libero di danzare, di abbracciare, di sentirsi grande anche se è la più piccola e minuscola parte di un complesso motore. Perché c’è bisogno di tutti. E tutti devono imparare a riconoscere l’altro. Dargli spazio. Dargli pace.”
E ha raccontato della diffidenza e dell’ostracismo tra donne: come “l’intrepido viaggio ad Amman” in occasione del XVIII Convegno Internazionale “Donne unite per raggiungere la pace in Medio Oriente” allorché lei, unica israeliana tra tutte le altre provenienti da Paesi arabi (e dunque ostili allo Stato ebraico), riesce, grazie al coraggio, all’intelligenza e alla simpatia, a conquistare il cuore delle sue interlocutrici.
E la lettura di un brano del suo libro “Memorie di un angelo custode” (il “suo” angelo custode, romanaccio di Testaccio), in coppia con l’insegnante Sabrina Scarpetta dell’Istituto Raiti, ha fatto da giusto epilogo ad un incontro emozionante non solo per le toccanti storie e gli interventi di diversi ospiti tra il pubblico, ma anche il contagioso sorriso della relatrice.

Facebook

Seguici su